Verso nuovi mondi

2018/11/02

Wild Mazzini al XII convegno del Comitato Tecnico Scientifico del CSI Piemonte

I dati rappresentano realmente il petrolio del futuro? Una cosa è certa: come l’oro nero necessitano di un attento processo di raffinamento ed elaborazione affinché possano essere restituiti alle comunità, sotto forma di servizi per i cittadini. Questo il cuore degli interventi del convegno promosso da CSI Piemonte, svoltosi il 30 ottobre a Torino.

Ad  aprire la tavola rotonda Giulio Lughi professore di Media Digitali all’Università di Torino, ex presidente del CISI ed attuale Presidente del Comitato Tecnico Scientifico del CSI Piemonte: dopo un breve excursus storico-filosofico che rivela come il processo di estrazione di conoscenza dai dati affondi le sue radici ben più lontano di quanto si pensi, l’intervento si è poi concentrato sul concetto di ecosistema. Ciò che viene auspicato è che si crei «una nuova consapevolezza culturale e sistemica  sull’importanza dei dati e su come gestirli tramite l’intelligenza artificiale».

A seguire l’intervento di Luca Console, professore di Informatica e direttore del Dipartimento di Informatica dell’Università di Torino, il quale ha posto l’accento sull’importanza di approccio sia locale che globale all’IA. Più tardi Juan Carlos De Martin ha introdotto invece il concetto di innocenza digitale. L’autore del libro “Università futura – tra democrazia e bit” mette in luce il rischio della perdita dell’innocenza a partire dalla legge di Kranzberg: «La tecnologia di per sé non è né buona né cattiva, né tantomeno neutra». É innegabile che la tecnologia abbia un impatto sul mondo, occorre quindi studiare quale possa esserne un utilizzo etico e iniziare a considerarla come “tecnoLOGIA”, ovvero come un “discorso sulla tecnica” più in generale. 

Tema dell’intervento di Pier Luigi Sacco è “cosa rende un territorio culturalmente vivace?” Il Professore di Economia della Cultura alla IULM di Milano ha raccontato di come gli esiti delle ricerche condotte in Veneto e in Svezia dimostrano che è possibile studiare la grammatica territoriale delle attività culturali, grazie anche alla partecipazione dal basso ai processi decisionali. Il fine: riuscire a realizzare interventi di sviluppo mirati sul territorio.

A concludere gli interventi della mattinata, Oriana Persico e Salvatore Iaconesi, i quali hanno raccontato storia e obiettivi del loro HER – she loves data, il centro di ricerca fondato nel 2016. Tra gli altri progetti presentati anche SAS, che riguarderà l’addestramento archivistico del Polo del 900, e IAQOS, un’intelligenza artificiale in grado di dare risposte emotive alle persone che si interfacciano con lei e, inoltre, di raccogliere Big Data riutilizzabili come materie prime nel Problem solving a livello micro.

Sessione pomeridiana

Nella sessione pomeridiana si è parlato di accesso e partecipazione, distinzione che si innesta su quella tra strumento e dispositivo. Simone Arcagni, Professore Associato presso l’Università di Palermo, descrive infatti il primo come mero frutto della tecnica e il secondo come un qualcosa che segue le regole culturali del luogo a cui è destinato (tornando indietro nel discorso potremmo dire, il frutto della “tecnoLOGIA”).

Responsabile dell’Area Valorizzazione Dati nella Direzione Governo Infrastrutture Strumenti e Ricerca del CSI Piemonte, Anna Cavallo ha raccontato YUCCA, una piattaforma in grado di gestire “smart data” rendendo efficiente il patrimonio culturale. Anche in questo caso il fulcro del discorso riguarda la necessità di migliorare l’attività della pubblica amministrazione e la vita dei cittadini. Su come i dati possano impattare il nostro stile di vita si è concentrato anche Fabio Malagnino, giornalista e Digital Officer del Consiglio Regionale del Piemonte, il quale ha presentato il bando dell’ultima edizione di Piemonte Visual Contest, quest’anno focalizzato proprio su ambiente e partecipazione.

Infine Davide Fuschi, fondatore insieme a Federica Biasio e Clemente Adami di Wild Mazzini, ha raccontato il progetto della galleria partendo dal manifesto Data Humanism di Giorgia Lupi, che affronta i dati attraverso un nuovo punto di vista.