7 giugno - 20 settembre 2019
Circolo del Design, Torino
Mostra collettiva

Droni e smart glass, il sistema di credito sociale da poco proposto dal governo cinese, le tecnologie di self-tracking come Fitbit, WikiLeaks e le conseguenze globali che ha causato: la grande quantità d’informazioni sull’uomo di cui oggi disponiamo, tra big e small data, ci permette di tracciare come mai prima d’ora i contorni della nostra umanità, sia individuale che comunitaria, rendendola di fatto un’umanità potenziata, aumentata.

Tuttavia proprio questa moltitudine di dati rende estremamente sfumata la nostra identità, che si apre a nuove interpretazioni e a molteplici possibilità di progettazione. Infatti quando la rappresentazione dei dati riguarda l’uomo, la sua condizione e i prodotti della sua azione, spesso si genera una frattura tra ciò che pensiamo di noi e ciò che i dati stessi raccontano.

In questi anni di Umanità Aumentata, ultra condivisa e continuamente in trasformazione, è proprio l’umanità a rimanere nascosta: una grande incognita, un mistero tanto più fitto quanto più complessa e puntuale ne diventa la rappresentazione.

Così, mentre le tecnologie che abbiamo sviluppato tengono il conto di ogni nostro atto (volontario o involontario), ci sforziamo di riconoscerci e immaginare il nostro futuro.

La mostra propone un percorso tra le “forme spezzate” dell’uomo e della donna contemporanei: infografica, data visualization, photoviz, data art, sonification che attraversano tempo e desiderio, relazione con l’altro, complotti tecno-economici e ancora violenza, sessualità, convivenza e corporeità.

Opere di Adolfo Arranz per SCMP (HK), Valentina D’Efilippo (UK), DensityDesign Lab (IT), Daniel Eatock (UK), Mario Klingemann (DE), Paweł Marcinkowski (PL), Sara Lenzi (IT), Peter Ørntoft (DK), Giorgia Lupi (US) e Stefanie Posavec (UK), Suzanne Treister (UK).

Il caleidoscopio offerto allo spettatore è completato dalla possibilità da parte dei visitatori di contribuire alla ricerca dell’uomo sull’uomo attraverso un’installazione interattiva, analogica e senza filtri, – chiamata Oracolo – che invita a trovare la propria prospettiva attraverso dieci domande su di sé.

Sono innamorata di altre seicentoquarantuno voci ma questo non incide sul mio amore per te che è unico.
Her, Spike Jonze, 2013

UNA PRODUZIONE
Circolo del Design

PRODOTTA DA
Marilivia Minnici

CURATELA
Wild Mazzini e Marco Ruffino

ASSISTENTE ALLA PRODUZIONE
Francesco Boccato Rorato

FOTO: PEPE fotografia