Dai dati alla data-art

2019/09/16

Questa settimana Andy Kirk ha pubblicato su Medium un post dal titolo What Makes A Data Visualisation Elegant? e così abbiamo pensato di contribuire con qualche breve nota su come la nostra galleria approccia la data visualization e la sua dimensione più estrema: la data-art.

Da aprile 2018, Wild Mazzini ha realizzato tredici tra mostre tra personali, collettive e installazioni, presentando a circa 3.000 persone oltre 120 lavori di arte e design, ispirate o basate principalmente su dati e informazioni complesse. La produzione di queste mostre, quasi tutte davvero molto sperimentali, e lo scambio con i loro autori ci ha permesso di affinare la curatela che sottende alle varie scelte.

Quindi, cosa cerchiamo in un’opera che decidiamo di esporre? 

Dalla rappresentazione alla trasfigurazione. I dati e le informazioni contenute all’interno dell’opera più che essere rappresentate sono trasfigurate. Mentre la rappresentazione aspira all’oggettività, e per questa ragione riduce al minimo gli elementi che possono interferire con la comprensione diretta delle informazioni, il lavoro di trasfigurazione tende da ad aprire lo spettro interpretativo, attribuendo alle diverse parti un peso specifico, allo scopo di restituendo la complessità del soggetto.

Dare un tono di voce ai dati. Alla realizzazione di un lavoro artistico spesso collaborano diverse persone: artigiani, curatori, produttori di materiali che affiancano l’artista. La data-art non fa eccezione: il designer spesso si confronta con analisti e altri designer, sviluppatori e cultori della materia oggetto dei dati. Tuttavia il passaggio da designer ad artista si registra quando l’autore include se stesso nel lavoro, o meglio gli attribuisce quello che ci piace chiamare “poetica”.
Questo si può ritrovare nella prospettiva che l’autore assume nell’osservare i dati, da soluzioni estetiche specifiche (forme, colori, materiali) o in alcuni casi dalla scelta del tema (vicino alla propria esperienza personale o interessi). Si tratta di fattori che tenderanno ad essere ricorrenti nel lavoro dell’artista e ad emergere nel corso del tempo in modo sempre più chiaro e riconoscibile.

Superare gli standard. Se, come dicevamo, l’autore vuole affrontare la complessità insita in un sistema di dati esteso, che sintetizza uno scenario “allungato” nel tempo, particolarmente sfaccettato o denso di particolari, difficilmente potrà accontentarsi di elementi visivi tradizionali. Per uscire dalla comfort zone delle soluzioni predefinite, l’autore dovrà tentare la creazione di forme nuove o mutuate da altri settori.
In questo quadro l’artista può sfruttare delle metafore per attrarre lo sguardo del pubblico, ma naturalmente è la qualità della metafora che rivela la profondità del percorso intrapreso, oltre il semplice espediente visivo. La metafora infatti è una soluzione che affonda le proprie radici nella dimensione culturale: in altre parole la scelta della metafora è essa stessa una strategia per dialogare con un determinato pubblico.

A questi tre aspetti ne seguono altri legati alla produzione dell’opera e che possono essere sintetizzati nella domanda: il lavoro è ben eseguito? Che sia un progetto multimediale, un’installazione interattivo, un oggetto in vetro, plastica, legno, metallo o un tavola grafica, che sia una data visualization o un’infografica, ciò che fa la differenza è la qualità e la cura nella realizzazione.

L’ultimo aspetto, o forse il primo, è il piacere: l’esperienza del bello, pur sottostando a qualche carattere generale, prima tra tutte l’armonia tra le parti, resta qualcosa di personale, collegato alla propria vita e spesso inconscio.

Ecco, nel nostro lavoro di galleristi, affrontiamo su questi aspetti per offrire opere che oltre ad essere significanti siano significative per coloro che vogliono acquisirle.